Art. 280 c.p.p.: differenze tra le versioni

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{{Articolo|Art. 280 c.p.p. (Condizioni di applicabilità delle misure coercitive)|1. Salvo quanto disposto dai commi 2 e 3 del presente articolo e dall'art. 391, le misure previste in questo capo possono essere applicate solo quando si procede per delitti per i quali la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a tre anni.<br/> 2. La custodia cautelare in carcere può essere disposta solo per delitti, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni.<br/> 3. La disposizione di cui al comma 2 non si applica nei confronti di chi abbia trasgredito alle prescrizioni inerenti ad una misura cautelare.<br/><br />[[Art. 279 c.p.p.|* vai all'articolo precedente: Art. 279 c.p.p. (Giudice competente)]]<br />[[Art. 281 c.p.p.|* vai all'articolo successivo: Art. 281 c.p.p. (Divieto di espatrio)]]}}[[category:Codice di Procedura Penale]]
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Versione attuale delle 12:36, 16 lug 2014

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Art. 280 c.p.p. (Condizioni di applicabilità delle misure coercitive) approfondisci

1. Salvo quanto disposto dai commi 2 e 3 del presente articolo e dall'articolo 391, le misure previste in questo capo possono essere applicate solo quando si procede per delitti per i quali la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a tre anni.
2. La custodia cautelare in carcere può essere disposta solo per delitti, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni e per il delitto di finanziamento illecito dei partiti di cui all'articolo 7 della legge 2 maggio 1974, n. 195, e successive modificazioni.
3. La disposizione di cui al comma 2 non si applica nei confronti di chi abbia trasgredito alle prescrizioni inerenti ad una misura cautelare.