Testimonianza

Da Diritto Pratico.

E' la narrazione che un soggetto fa davanti al giudice, sotto giuramento, di fatti importanti per il giudizio in corso.

In genere la prova testimoniale è guardata con sfiducia dal legislatore, per cui la legge pone dei limiti. Essa, infatti, non è ammessa:

  • per provare contratti il cui contenuto sia di valore superiore a due euro e cinquantotto centesimi, a meno che il giudice non la ritenga opportuna, tenuto conto della qualità delle parti, della natura del contratto e di ogni altra circostanza;
  • per provare patti anteriori, contemporanei o successivi ad un accordo scritto; per i patti posteriori, però, la testimonianza può essere ammessa allorché dalla qualità delle parti, dalla natura del contratto e da ogni altra circostanza appaia verosimile che siano state fatte aggiunte o modificazioni verbali;
  • per provare un contratto per cui è richiesta la forma scritta ad probationem o ad substantiam.

Si ricordi, tuttavia, che la prova per testimoni è ammessa in ogni caso se vi è un principio di prova scritta; se la parte si è trovata nell'impossibilità morale e materiale di procurarsi una prova scritta; se la parte ha perduto, senza colpa, il documento. Nei casi in cui sia richiesta la prova per iscritto o la forma scritta a pena di nullità la prova per testi può ammettersi solo in caso di perdita incolpevole del documento.

La prova testimoniale deve essere dedotta con l'indicazione specifica delle persone da interrogare e dei fatti della causa, dedotti per articoli separati e specifici; la controparte, nella prima risposta, può opporsi a tale prova, chiedere controprova o estendere l'ambito soggettivo e/o oggettivo di essa.

Dopo che il giudice istruttore, con ordinanza, ha ammesso la prova testimoniale, i testimoni, con l'intimazione a comparire effettuata per mezzo dell'ufficiale giudiziario, hanno l'obbligo di comparire dinnanzi al g.i., di prestare giuramento e di farsi identificare.

Il legislatore, col c.d. decreto competitività (D.L. 35/2005, conv. in L. 80/2005) ha previsto, nell'art. 250 c.p.c., che l'intimazione a comparire al testimone ammesso, su richiesta delle parti private, può essere effettuata anche dal difensore con invio di copia mediante raccomandata con avviso di ricevimento o mediante fax o posta elettronica.

Il G.I. interroga il testimone sui fatti su cui questi è chiamato a deporre, potendo anche rivolgergli ulteriori domande che ritenga utili ai fini di chiarimento. È possibile anche che il giudice proceda a confronto in caso di divergenza tra deposizioni di due o più testimoni, a rinnovazione di testimonianza già effettuata per chiarimenti, ad assunzione (d'ufficio) di nuovi testi se i soggetti già ascoltati si sono riferiti, per la conoscenza dei fatti, ad essi.

Ai sensi dell'art. 255 c.p.c., come modificato dalla L. 263/2005, se il testimone regolarmente intimato non si presenta, il giudice istruttore può ordinare una nuova intimazione oppure disporne l'accompagnamento all'udienza stessa o ad altra successiva. Con la medesima ordinanza il giudice, in caso di mancata comparizione senza giustificato motivo, può condannarlo ad una pena pecuniaria non inferiore a 100 euro e non superiore a 1.000 euro. La L. 69/2009 ha aggiunto l'ipotesi dell'ulteriore mancata comparizione senza giustificato motivo: in tal caso il giudice dispone l'accompagnamento del testimone all'udienza stessa o ad altra successiva, e lo condanna ad una pena pecuniaria tra 200 e 1.000 euro.

Se il testimone si trova nell'impossibilità di presentarsi o ne è esentato dalla legge o dalle convenzioni internazionali, il giudice si reca nella sua abitazione o nel suo ufficio; e, se questi sono situati fuori della circoscrizione del tribunale, delega all'esame il giudice istruttore del luogo.

La riforma del 2009 ha disposto che se è la parte a non citare i testimoni senza giusto motivo, può essere dichiarata decaduta dalla prova anche d'ufficio (art. 104 disp. att. c.p.c.).

Il giudice istruttore, se vi è fondato timore che il teste abbia detto il falso o sia stato reticente, oppure se questi si sia rifiutato di giurare o di presentarsi, può denunciarlo al P.M.

Sono incapaci a testimoniare coloro che hanno nella causa un interesse che potrebbe legittimare un loro intervento [vedi Intervento nel processo] in giudizio. Non sussiste più, invece, il divieto di testimoniare per i parenti più stretti, né il limite di 14 anni per l'audizione, dopo gli interventi della Corte Costituzionale nei confronti, rispettivamente, degli artt. 247 e 248 c.p.c.

Una facoltà d'astensione, invece, spetta a coloro che possono far valere il segreto professionale, il segreto d'ufficio e il segreto di Stato.