Cancelliere

Da Diritto Pratico.

È il principale collaboratore del giudice.

Il cancelliere documenta a tutti gli effetti, nei casi e nei modi previsti dalla legge, le attività proprie e quelle degli organi giudiziari e delle parti. Egli dovrebbe assistere personalmente il giudice in tutti gli atti dei quali deve essere formato processo verbale e vi appone la sua sottoscrizione dopo quella del giudice. Nella prassi, in considerazione delle gravi carenze di organico e del carico di lavoro, il processo verbale è curato dal giudice stesso o più spesso dagli avvocati.

Il cancelliere attende al rilascio di copie e estratti autentici dei documenti prodotti, all'iscrizione della causa a ruolo, alla formazione del fascicolo d'ufficio e alla conservazione di quelli delle parti, alle comunicazioni e alle notificazioni prescritte dalla legge o dal giudice, nonché alle altre incombenze che la legge gli attribuisce.

Gli altri atti più importanti di competenza del cancelliere sono:

  • la pubblicazione delle sentenze, che consiste nell'attestazione dell'avvenuto deposito, mediante l'apposizione della data e della firma del cancelliere (art. 133 c.p.c.);
  • le comunicazioni, destinate a portare a conoscenza delle parti (compreso il P.M., consulenti tecnici etc.) i provvedimenti del giudice. Per espressa previsione del legislatore, con D.L. 14-3-2005, n. 35, conv. in L. 14-5-2005, n. 80 e poi L. 28-12-2005, n. 263, le comunicazioni possono essere effettuate anche tramite fax o via e-mail, ove il difensore lo abbia richiesto nel primo atto, indicando numero o indirizzo (art. 136 e 133 c.p.c.).

Il cancelliere è civilmente responsabile, nell'esercizio delle sue attribuzioni (art. 60 c.p.c.):

  • quando, senza giusto motivo, rifiuti di compiere gli atti che gli sono legalmente richiesti, oppure ometta di compierli nel termine fissato dal giudice;
  • quando ha compiuto un atto nullo con dolo o colpa grave (art. 162 c.p.c.).

Caratteristica principale dell'attività in oggetto è, dunque, la documentazione, che consiste nell'attribuire pubblica fede, nei casi e nei modi stabiliti dalla legge, fino a querela di falso, alle attività proprie ed a quelle degli organi giudiziari e delle parti.